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  El Péilo presenta Oreste Tarditi
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Oreste Tarditi è nato a Novello il 15.12.1908, in quella che egli stesso battezzerà "Via della Concordia". Il padre, tipica figura di messo comunale di paese, era anche un piccolo coltivatore diretto, la cui terra non sarebbe stata certamente sufficiente per i quattro figli.

Anche per questo, Oreste, spirito vivace ed intraprendente, si cercò ben presto un lavoro, che trovò, prima a Dogliani, dove conobbe la moglie, la signora Agostina, figura dolce e discreta, che da quasi cinquant'anni è un punto fermo nella vita del pittore; poi, nel 1927, nel corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza, come marconista. In tale corpo presterà servizio fino al pensiona mento, avvenuto nel 1959. Fu un lavoro ingrato, che lo portò in varie città d'Italia, al Nord ed al Sud, a contatto di invidie e rancori, a volte – sì pensi al difficile periodo della guerra - anche di odi, tra i quali passò indenne, saldo nella sua formazione di cristiano di fatto, preoccupato sempre, nel suo operare quotidiano, di non essere mai strumento di offesa o di ingiustizia nei confronti del prossimo.

Come pittore, nasce a poco a poco, inconsapevolmente, con una spinta interiore di cui non valuta subito la portata. Comincia a dipingere ad olio, agli inizi degli anni '30 e, contemporaneamente, ad interessarsi dei grandi del passato; autodidatta ma non primitivo, osservò ed analizzò le opere di alcuni artisti, da cui trasse i concetti di un'arte figurativa composta di immediatezza e sensibilità. È un peccato che l'artista stesso, mal valutando l'opera propria, non abbia curato la conservazione della produzione di quel perìodo;

rimane uno studio su Utrillo, il capo di Cristo incoronato di spine, già perfetto nei particolari e nel chiaroscuso, bellissimo nella sua dolente spiritualità. Studi su Michelangelo pittore furono perduti, come, anni dopo, quelli su J.M.W. Turner, acquerellista inglese della prima metà Dell’800, particolarmente amato dal Tarditi.

Fu un altro acquerellista, l'architetto Agide Noelli, allora docente di prospettiva all'Accademia Albertina di Torino, ad intuire il talento particolare di Tarditi e ad avviarlo definitivamente per la strada dell'acquerello.

Ma ciò avvenne più tardi, diciamo, dopo la guerra, quando ormai due decenni erano passati nel silenzio, senza che l'Artista si rendesse conto delle sue capacità tecniche e della sua intensità espressiva.

Il pensionamento lo riporta definitivamente a Novello, nella casa natale, che diventa una fucina di opere, in senso metaforico, dal momento che il Tarditi amava dipingere soprattutto all'aperto, in modo veloce, nitido, senza cincischiamenti, senza ritocchi. Novello ed i paesi della Langa si abituarono a vederlo, in ogni stagione, in qualche angolo caratteristico, davanti al suo cavalletto: dipingeva generalmente di mattina, quando l'atmosfera è più diafana, il cielo è più chiaro, le gemme più terse, i tetti più lucidi, quando gli stessi rumori sembrano più puliti, come contributo alla serenità ed alla commozione che doveva trasparire dal quadro.

A Novello ritrovò alcuni amici carissimi, quali il dottor Dadone, medico e poeta, il maestro Ferrero, che educò due generazioni di Novellesi, ed altri ancora. Oreste Tarditi sentiva l'amicizia come un vincolo fortissimo che lega, mediante sentimenti di dedizione e di stima reciproca, le persone affini tra loro per modi di sentire e di agire: fu generoso fra generosi, sincero fra sinceri, altruista fra altruisti. L'esercizio pittorico non lo distolse da altre attività a beneficio dei suoi compaesani: fu membro attivo del Consiglio di Amministrazione della Scuola Materna; fu Giudice Conciliatore, apprezzato per la sua conoscenza dell'animo umano, che gli faceva comprendere le più riposte intenzioni dei Novellesi che a lui si rivolgevano; fu Presidente della locale sezione dell'AVIS, alla quale dedicò tempo ed energìe. Fu sempre alieno, invece, da ogni carica politica, poco congeniale alla sua natura.

Le onorificenze ufficiali, comunque, lo raggiunsero, forse suo malgrado: fu Commendatore dell'Ordine della Repubblica, nominato per i suoi talenti artistici e per i suoi impegni umanitari.

 
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